PORCA VACCA – David Duchovny

Standard
PORCA VACCA – David Duchovny

A ogni modo, una normale fattoria non ha nulla a che vedere con quella di Orwell – non esistono capi, qui siamo tutti capi, e questa società potrebbe essere definito di tipo matriarcale, visto che chi manda avanti la baracca sono le femmine. Checché ne dicano quegli stupidi galli. Noi vacche abbiamo un motto: non pestarmi le mammelle e io non pesterò le tue.

Elsie Bovary vuole raccontare la sua storia. Elsie è una mucca che vive in una fattoria in America e l’unica cosa che fa è digerire e riflettere per tutta la giornata, fino al fatidico giorno dell’Evento. A quel punto, Elsie decide di andarsene dalla propria fattoria in compagnia di due compagni di viaggio: un tacchino di nome Tom e un maiale che si fa chiamare Shalom. Insieme si dirigono verso l’aeroporto, pronti a partire per la Terra Promessa.

Porca vacca“, come potrebbe suggerire la trama, non è un libro per bambini. La storia di Elsie non ha la sola funzione di divertire il lettore. Non mancano le battute sarcastiche o le situazioni paradossali, ma questo libro vuole trasmettere un messaggio. A essere più precisi, anche più di uno. L’autore vuole mostrare le follie, gli sprechi e la crudeltà degli esseri umani dal punto di vista di chi non lo è. Il viaggio che compiono i tre animali, le verità in cui si imbattono, le idee che non condividono, la loro visione del mondo, sono tutti argomenti che vengono trattati senza mezze misure per fornire una critica che non lascia indifferente il lettore. E’ un libro che riesce a far ridere, ma allo stesso tempo porta a riflettere. Il messaggio che vuole trasmettere non è qualcosa come “non mangiate le mucche! Hanno anche loro dei sentimenti!”. David Duchovny vuole dire molto di più con il suo primo libro “Porca vacca”.

Voto: sei e mezzo (consigliato)

Recensito da Ester

Annunci

IL NOME DELLA ROSA – Umberto Eco

Standard
IL NOME DELLA ROSA – Umberto Eco

Il nome della rosa” è un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1980 dello scrittore Umberto Eco, deceduto all’inizio di quest’anno. L’opera si presenta con un espediente letterario, quello del manoscritto ritrovato, come similmente è avvenuto già per “I promessi sposi”. Nel prologo, l’autore racconta di come gli sia capitato tra le mani il manoscritto di un monaco benedettino, Adso da Melk.

A ben riflettere, assai scarse erano le ragioni che potessero inclinarmi a dare alle stampe la mia versione italiana della oscura versione neogotica francese di una edizione latina secentesca di un’opera scritta in latino da un monaco tedesco sul finire del Trecento.

Il racconto, diviso in sette giornate scandite dal ritmo della vita monastica, racconta di come Adso, un giovane novizio, si sia ritrovato in un monastero benedettino dell’Italia Settentrionale accompagnato da Guglielmo da Baskerville, un acuto frate francescano a cui viene assegnato dallo stesso abate il compito di capire cosa stia succedendo all’interno del monastero: il giovane confratello Adelmo è stato ritrovato morto. Guglielmo, in compagnia dell’inesperto Adso, inizia a seguire delle piste, le quali sembrano condurre tutte alla misteriosa biblioteca del monastero. Nel frattempo, si avvicina l’incontro tra i francescani alleati dell’imperatore (in prima fila vi troviamo Guglielmo) e i delegati della curia papale, in quel momento posta ad Avignone. La morte di Adelmo sarà solo il primo degli aventi drammatici che si susseguiranno in solamente sette giorni.

“[…] E tu non t’incantare troppo su queste teche. Di frammenti della croce ne ho visti molti altri, in altre chiese. Se tutti fossero autentici, Nostro Signore non sarebbe stato suppliziato su due asse incrociate, ma su di un’intera foresta.”
“Maestro!” dissi scandalizzato.
“E’così, Adso. E ci sono tesori ancora più ricchi. Tempo fa, in una cattedrale tedesca, vidi il cranio di Giovanni Battista all’età di dodici anni.”
“Davvero?” esclamai ammirato. Poi, colto da un dubbio: “Ma il Battista fu ucciso in età più avanzata!”
“L’altro cranio deve essere in un altro tesoro,” disse Guglielmo con un viso serio. Non sapevo mai quando celiasse. Nelle mie terre, quando si scherza, si dice una cosa e poi si ride con tanto rumore, in modo che tutti partecipino alla celia. Guglielmo invece rideva solo quando diceva cose serie, e si manteneva serissimo quando presumibilmente celiava.

“Il nome della rosa” non è unicamente di genere narrativo, ma anche storico, filosofico e giallo. Un romanzo affascinante, colto, che lascia a bocca aperta: uno stile di scrittura ammirevole, una quantità sostanziosa di avvenimenti storici e di citazioni latine. Soffermandoci sulle citazioni, mi è dispiaciuto non avere avuto sempre a portata di mano una traduzione perché, siamo concreti, unicamente un professore può aver voglia di tradurre un intero paragrafo in latino e afferrare immediatamente chi sia l’autore di quale aforisma. Forse l’edizione che avevo tra le mani era piuttosto vecchiotta e in quelle più recenti ci sono delle note, non saprei. Nonostante questo, “Il nome della rosa” resta uno dei libri migliori che abbia mai letto, e anche se pieno di dialoghi filosofici riguardo la questione degli universali, gli eretici, l’amministrazione papale e molti altri argomenti teologici, non risulta nemmeno troppo pesante. Impegnativo, certo, ma interessantissimo.

Voto: nove (da leggere)

Recensito da Ester

IL TESTAMENTO – John Grisham

Standard
IL TESTAMENTO – John Grisham

Troy Phelan, milionario, muore rilasciando all’ultimo momento un nuovo testamento, dopo che tre dottori hanno confermato che l’anziano uomo fosse in possesso di tutte le facoltà mentali. In questo nuovo testamento, le ex-mogli e i figli non ricevono un soldo. Tutta l’eredità di Troy Phelan viene trasmessa a una figlia illegittima, di nome Rachel Lane, di cui si sa poco niente. La famiglia di Phelan, avida e pronta a tutto, si arma di una schiera di avvocati e decide di prendere in mano le ultime volontà del capostipite con il pretesto che l’uomo non fosse sano di mente. Josh Stafford, l’avvocato di Troy Phelan, invia immediatamente Nate O’Riley in Brasile, con il compito di ritrovare la figlia di cui si è persa ogni traccia: perfino lo stesso padre sapeva unicamente che lavorava come missionaria al confine tra Brasile e Bolivia. Nate, appena uscito da una clinica di disintossicazione, sempre sul confine di una nuova ricaduta nei brutti vizi di un tempo, parte per le foreste del Brasile, in cerca di una missionaria, appena divenuta miliardaria a sua insaputa, che non vuole essere trovata.

Il testamento” è uno di quei libri grigi, nel senso che ci sono molti libri scritti peggio, ma altri decisamente migliori. La storia non è molto emozionante e non riesce a coinvolgere completamente il lettore, sebbene il libro sia scritto piuttosto bene. Un libro grigio, insomma, di quelli che leggi se non ne hai altri sotto mano, un po’ come “Il professionista”, sempre dello scrittore John Grisham. Stile scorrevole, ma trama poco avvincente. Al contrario, Grisham è riuscito a presentare un libro con i fiocchi con “Il Broker”, qui recensito.

Voto: 6 e mezzo (non particolarmente consigliato)

Recensito da Ester

 

IL CONTE DI MONTECRISTO – Alexandre Dumas

Standard
IL CONTE DI MONTECRISTO – Alexandre Dumas

Forse più celebre per aver scritto “I tre moschettieri”, Alexandre Dumas è anche l’autore de “Il conte di Montecristo“, pubblicato nel 1844. Di questo autore avevo letto unicamente “I tre moschettieri” e “Vent’anni dopo”, due capolavori che ho adorato. Nella mia lista di libri preferiti/consigliati/che hanno lasciato qualcosa, il romanzo “I tre moschettieri” è sicuramente presente. Non pensavo che anche “Il conte di Montecristo” potesse rivelarsi a sua volta un tale tesoro. Frizzante, profondo, vivace, emozionante, talvolta lugubre, altre volte ironico, “Il conte di Montecristo” è molto più di un semplice libro. Certo, non è un volume che si legge in poche ore: bisogna prendersi un po’ di tempo per riuscire a terminarlo, ma ne vale la pena! Non mi aspettavo qualcosa di così bello, di così coinvolgente, di così incredibile. L’ho adorato.

Prima di essere conosciuto come il conte di Montecristo, un milionario educatissimo e dotto, era solamente un marinaio di nome Edmond Dantès, un giovane pieno di talento e con un futuro che si prospettava brillante. Ma l’invidia e il rancore che portano Danglars e Fernand, unito all’influenza di de Villefort, lo costringono a una durissima prigionia. Tra le spesse pareti della sua prigione, Edmond invoca vendetta.

Dite all’angelo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che alla stregua di Satana si è creduto per un istante l’eguale a Dio, e che con tutta l’umiltà di un cristiano ha riconosciuto che solo nelle mani di Dio giacciono la suprema potenza e la saggezza infinita. Tali preghiere mitigheranno forse il rimorso che egli porta con sé in fondo al cuore.
Quanto a voi, Morrel, questo è tutto il mistero della mia condotta nei vostri confronti: non v’è né felicità né infelicità a questo mondo, v’è la comparazione tra una condizione e l’altra, nulla più. Solo colui che ha conosciuto l’estrema sventura è in grado di provare l’estrema felicità. Bisogna aver desiderato morire, Maximilien, per sapere quanto sia bello vivere.

Voto: nove e mezzo (assolutamente da leggere)

Recensito da Ester

 

DESTINATARIO SCONOSCIUTO – Kressmann Taylor

Standard
DESTINATARIO SCONOSCIUTO – Kressmann Taylor

Katherine Kressmann Taylor è l’autrice del romanzo epistolare “Destinatario sconosciuto“, pubblicato nel 1939 come un vero libro. Dal romanzo venne tratto un omonimo film nel 1944. Due uomini, Martin Schulse e Max Eisenstein, si scambiano alcune lettere. Uno è in America, l’altro è tornato in Germania. Martin è cristiano, Max ebreo. I due, come si riscontra facilmente nelle prima lettere, sono molto amici, finchè Max, dall’America, gli chiede informazioni su un certo Hitler, uomo da poco a capo del governo. Martin, dopo alcune lettere, dal momento che Max è ebreo e che controllano la posta, gli chiede di non scrivergli più. Ma la sorella di Max è ancora in Germania, perseguitata e costretta alla fuga, e l’uomo non può far altro che chiedere aiuto a Martin.

“Destinatario sconosciuto” è un libretto molto breve che si legge in un batti baleno. Anche se così corto, riesce lo stesso a trasmettere molto, soprattutto un senso di profonda angoscia che culmina con il colpo di scena finale. Un libro che fa riflettere, un libro che non si dimentica facilmente.

Voto: otto (estremamente consigliato)

Recensito da Ester

IO PRIMA DI TE

Standard
IO PRIMA DI TE

Chi non ha ancora sentito parlare di “Io prima di te” (titolo originario: Me before you), film che vede come protagonisti Emilia Clarke, l’attrice che interpreta Daenerys Targaryen, e Sam Clafin, che invece ha interpretato Finnick Odair in “Hunger Games”? Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Jojo Moyes, la quale ha scritto anche un seguito, “Dopo di te”, pubblicato nel 2016. La trama potrebbe suonare poco convincente inizialmente: Louisa Clark, giovane dai vestiti stravaganti e molto chiacchierona, viene assunta come assistente di Will Traynor, finito sulla sedie a rotelle dopo un incidente. Louisa cercherà in tutti i modi di mostrare a Will quanto la vita possa ancora offrire, quanto possa essere bella, ma a volte neppure l’amore è abbastanza.

“Io prima di te” non è di certo il “film dell’anno” o la “nuova rivelazione”, semplicemente è un buon film con una buona colonna sonora e due bravi attori. Una pellicola adatta ai più emotivi e a tutte quelle persone a cui piacciono i film romantici in cui ci si scioglie in lacrime. Se portare la vostra ragazza al cinema, fatele vedere questo film e ne sarà felice, ne sono sicura.

Voto: sette (estremamente consigliato)

Recensito da Ester

NAPOLEON – I cieli dell’impero [3] (Max Gallo)

Standard
NAPOLEON – I cieli dell’impero [3] (Max Gallo)

Napoleone Bonaparte è imperatore. Ma ovunque c’è chi trama alle sua spalle: fuori dai confini della Francia, ma anche al suo interno, perfino a Parigi, perfino tra i suoi famigliari. Napoleone deve vedersela con i russi, con gli austriaci, con gli spagnoli e con gli imprendibili inglesi, con cui deve ancora confrontarsi direttamente. Ogni alleanza che viene formata è così fragile che un colpo di vento un po’ più forte potrebbe romperla; in ogni terra che cerca di sottomettere se la deve vedere con un popolo che non vuole avere nulla a che fare con lui; chi è al suo fianco ambisce unicamente a titoli e onori. Il divorzio con Giuseppina è inevitabile, una seconda campagna contro i Russi altrettanto. Napoleone non conosce pace, ha assistito al massacro di Eylau e alla nascita del suo erede, Napoleone sa che deve combattere ancora. Napoleone segue il proprio destino.

Questo terzo capitolo della saga di Napoleone Bonaparte è riuscito ad affascinarmi molto di più rispetto al secondo libro (qui recensito). “Napoleon – I cieli dell’impero” è colmo di pathos: le carneficine, le vittorie, lo strazio di separarsi dalla moglie, l’indecisione prima di fare una scelta che non può essere modificata, l’orgoglio di stringere tra le braccia il proprio figlio. Max Gallo è riuscito a trasmettere tutto questo, attraverso descrizioni ben riuscite, epistole cariche di emozioni o, al contrario, prive di esse, gelidi ragionamenti e sentenze che non possono essere messe in discussione. Ancora un volta, i personaggi secondari sono molti, ma finalmente se ne riesce a ricordarsene qualcuno anche dai libri precedenti. Un libro che si divora e ci si gusta fino alla fine, una piacevole sorpresa, dal momento che non speravo qualcosa di meglio rispetto al secondo volume.

Voto: sette (consigliato)

Recensito da Ester